Omelia Della Domenica

Domenica 27 Settembre 2026

Omelia di Fra Moreno


Riflessione Di Fra Prosper

XXVI domenica del tempo ordinario, anno A 27/09/2026

Attraverso le figure dei due figli, Gesù vuol mettere in luce due tipi di atteggiamento. Quello di chi inizialmente rifiuta il Signore (pubblicani e prostitute e i peccatori), dunque è profondamente smarrito ma poi, di fatto, a suo tempo, accoglie l’annuncio e si converte con cuore pentito. E chi, invece, a parole si, dice credente ma nei fatti non lo è, in quanto concretamente non si lascia guidare dalla Parola di Dio, dunque non fa la sua volontà (capi dei sacerdoti e anziani del popolo, dunque guide religiose e “praticanti”).
Gesù stigmatizza così quanto stava accadendo: i “perduti” accoglievano l’annuncio del Battista e la predicazione di Gesù, cambiando vita e decidono a seguirlo; i “pii”, invece, rifiutavano tutto ciò, si sentivano già a posto.
Matteo è l’unico che scrive questa parabola: con essa mira a farci riflettere, personalmente e ricordandoci che non ci salva un’adesione formalistica e verbale a Gesù, ma occorre una fede concreta, matura, che si incarna nella concreta osservanza della parola di Dio, e dunque nell’amore a Dio e agli uomini. Con San Giovanni potremmo dire: «Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità» (1Gv 3,18).
L’atteggiamento del secondo figlio (che dice di si e non fa), ci mette in guardia dal pericolo del sentirsi a posto, sicuri della salvezza, perché “chi dice Si e professa credenti”, ma con i fatti la volontà di Dio non si compie in lui. questo atteggiamento non ci fa arrivare alla salvezza.
Dall’altra parte, l’atteggiamento dei pubblicani e delle prostitute ci fa riflettere, e speriamo ravvivi un po’ il nostro desiderio di corrispondere prontamente a Gesù. Anzitutto ci ricorda una cosa seria: che è più facile la conversione di uno che è nel peccato grave, magari pubblico e manifesto, di uno che si sente a posto.
Dunque la loro prontezza ci fa bene al cuore, e preghiamo ravvivi il desiderio e l’impegno nella concreta sequela. Dall’altra, ci dà tanta speranza. Gesù, riferendosi alla parabola, non guarda al rifiuto iniziale, ma alla scelta finale.
La prima lettura ci dice lo stesso messaggio: Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso.
E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Come disse il Santo Curato d’Ars: «I santi non tutti hanno iniziato bene ma tutti hanno finito bene».
Sia lodato Gesù Cristo!
Fr Prosper